Oggi vorrei parlare di un libro che si chiama "Che
Rabbia!" di Mireille d’Allancé.
Parla del piccolo Roberto che torna a casa dopo
una giornata storta, con la racchetta da tennis rotta e le scarpe infangate. E’
scoraggiato, arrabbiato, tira le scarpe a giro e si rifiuta di mangiare la
minestra di spinaci che il suo babbo gli ha preparato. E’ veramente infuriato
con il mondo e se ne va in camera sua sbattendo la porta. Quando si ritrova da
solo in camera, la sua rabbia sale dalla pancia ancora più in su, il suo viso
si fa sempre più rosso, finché Roberto fa un urlo tale da far uscire dalla sua
bocca un mostro rosso, enorme. E’ la rabbia che si materializza, prende corpo.
La rabbia (la Cosa rossa) inizia a disfare il letto, butta per terra la
lampada, capovolge il comodino e ribalta la libreria, con tutti i libri che
finiscono per terra. Poi la Cosa rossa si dirige verso il baule dei giochi e
Roberto cerca di frenarla, ma non ci riesce, così anche tutti i giochi vengono
disseminati per terra e il camioncino preferito di Roberto si rompe. A questo punto
Roberto reagisce e scaccia il mostro, riprendendo il controllo della
situazione. Prova a rimettere insieme i pezzi dei suoi giocattoli, rimette a
posto i libri, rifà il suo letto e trova la rabbia piccolina nascosta sotto una
sedia. Allora Roberto la prende in mano e la chiude in una scatolina e gli dice
“Adesso tu stai qua dentro e non uscire più”. Così Roberto ritorna a tavola
tranquillo e si mangia un pezzo di torta.
Questa è una bella storia perché vuol sottolineare
per prima cosa che la rabbia esiste, è un sentimento umano ed è importante che i
bambini vengano educati a riconoscere le proprie emozioni, anche quelle più complesse
come la rabbia. Una emozione che va conosciuta e compresa, che a volte va
placata, ma a volte va sfogata. L’aspetto più significativo però è che al
momento d’ira può seguire il momento della riparazione, la possibilità cioè di
poter rimediare ai nostri errori. E la scatolina assume qui un valore simbolico
molte forte, un contenitore magico dove mettere le cose di noi che non ci
piacciono.
Quando ho letto il libro ai miei bambini, loro
erano attentissimi, Rocco ha voluto che glielo leggessi almeno tre volte. Era
curioso di questa figura strana che si materializzava dalla bocca del bambino.
Ha avuto anche paura e io gli ho dovuto spiegare che la rabbia non è cattiva, non
fa del male a Roberto, che lui la manda via e la chiude nella scatola magica. Allora
insieme ai miei bambini ci siamo divertiti a costruire la nostra scatola della
rabbia, colorando i fogli con i colori a mano e incollandoli ad una scatola delle
scarpe.
Questa è la nostra scatolina magica:
Ho voluto sottolineare ai bambini che questa
scatola della rabbia non serve solo a loro bambini, ma anche a noi grandi e che
loro ci dovranno aiutare a mettere il nostro mostro dentro quando ci arrabbieremo noi. Per ora funziona...
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